Il copyright mi fa un baffo #4

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Il mostro della laguna nera era un ospite fisso

Nelle puntate scorse ci siamo concentrati prevalentemente sulle copertine dei tascabili erotici che, in virtù delle scadenze strettissime imposte ai realizzatori, attingevano alle locandine dei film o davano ai personaggi il volto di attori noti e così via. Le fonti di ispirazione erano innumerevoli. Tamara, forse la più grande esperta di Zora vivente, mi ha appena fatto scoprire come le nostre vampire preferite venissero spesso ricalcate sulle modelle delle riviste:

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Altre volte, come è sacrosanto nell’exploitation, si arrivava all’autoplagio. Questa copertina di Wallestein vi ricorda qualcosa?

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Ma sì, avevamo già visto Ulula nella stessa posizione in una delle puntate precedenti, con un Lon Chaney ingiustificato sullo sfondo.

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Giurerei che c’è anche una copertina di Isabella, o di una testata analoga, con due tipe nella stessa e identica posizione ma ora non riesco a recuperarla.

Ad ogni modo, la principale fonte di, diciamo, citazioni restava il cinema. E a volte, come in certe storie di Carmelo Gozzo, il citazionismo si fa scoperto, postmoderno ante litteram, quasi sclaviano. Ecco l’inconfondibile diavolaccio di Night of the Demon di Jacques Tourneur passeggiare tra le pagine di Terror Blu

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Metafumetto di alto livello, ragazzi. Il suddetto diavolaccio, essendo molto coreografico, trovo il giusto spazio anche su questa copertina di Belzeba:

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A proposito, nell’edizione spagnola le tette venivano censurate, sebbene un po’ alla carlona, sapevatelo:

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Non si guardava solo ai classici dell’horror, però. Anche i film più sperimentali di maestri come Alfred Hitchcock trovavano il giusto spazio.

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Perché ammetterete che questa copertina di Super Duro (ahem) è palesemente debitrice della scena del sogno di Io ti salverò. O no?

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E poi ci sono casi come questo numero dei I Notturni, testata di storie autoconclusive pubblicata dalla Edifumetto negli anni ’70…

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… Dove si toccano vette del sublime tali da lasciare semplicemente senza parole, senza possibilità di commentare in maniera sensata perle come questa:

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Peraltro la capoccia volante di questo albo (per i più filologici, il numero 11 “Morire per vivere – Un uomo solo in un paese affamato di sesso e violenza) si chiama “Zadroz”, ché mica ci si nascondeva. Del resto, come si è detto, non sono plagi, è citazionismo pre-postmoderno. Altroché. (Ciccio Russo)

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Una risposta a Il copyright mi fa un baffo #4

  1. Stefano Leidi ha detto:

    Ottimo Ciccio Russo.

    Non ci privare di questa rubrica citazionista che e’ meravigliosa.

    Liked by 1 persona

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