Pubblicità interne #2

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Come si è detto nella scorsa puntata, le delicatissime pubblicità interne degli albi Edifumetto sono un ottimo memento sul fatto che la maggior parte degli acquirenti di questi fumetti li prendeva solo per trovare ispirazione e che quindi non bisogna lasciarsi andare a eccessivi voli pindarici nella rivalutazione critica postmodernista. Prendete Casino. Letto oggi uno si sofferma sui raffinati disegni di Frollo e sulle argute ricostruzioni storiche di Pederiali. All’epoca, però, veniva reclamizzato così:

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Siamo nella seconda metà degli anni ’80, le testate curate e pregevoli come Casino sono purtroppo diventate un’eccezione. A un certo punto la Edifumetto, ormai in piena decadenza, sostituì le splendide copertine di Taglietti e Molino con foto di smutandate random. Si raggiungono nondimeno vette di psichedelia di un certo livello:

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Non si esce vivi dagli anni ’80

I sempre vendutissimi fumettacci di nera puntano al pubblico di Cronaca Vera (rivista per la quale proviamo stima e rispetto, ci teniamo a precisarlo). Ok, questa è una pubblicità esterna. E quanto siete precisini, perdinci.

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Da questo punto di vista, la Ediperiodici di Giorgio Cavedon si confermava più sobria:

OTG-n106-p192-193Ciò che fa meritare alle pubblicità interne una rubrica a parte è però la possibilità di scoprire nuove abbacinanti serie, di solito effimere, delle quali non avevi mai sentito nulla e non esiste alcuna informazione su internet:

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Doveva essere stato un tentativo di Cavedon di inseguire il fortunatissimo Il paninaro di Renzo Barbieri, secondo la consolidata dinamica di copiarsi le idee a vicenda in maniera subitanea che caratterizzava la concorrenza tra il falchetto e lo squaletto. Per chi è troppo giovane per ricordarsi dei paninari, sappiate che erano una delle tante prove che Dio esiste ma si diverte alle nostre spalle e ha per giunta un umorismo di pessimo gusto. Alla prossima puntata, stay sexy! (Ciccio Russo)

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4 risposte a Pubblicità interne #2

  1. CB63 ha detto:

    Mai capito perché WILD BOYS – brano tutt’altro che banale e neanche tanto orecchiabile – divenne ‘inno’ dei paninari (fenomeno, comunque, legato quasi esclusivamente al nord Italia)..

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    • Ciccio Russo ha detto:

      Bella domanda, rispetto a tanto pop pestilenziale e imbarazzante uscito negli anni ’80, i Duran Duran erano dignitosissimi, per quanto non sia esattamente il mio genere.

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      • lukasbrunner ha detto:

        Penso per pura coincidenza temporale. I paninari passarono da microfenomeno locale milanese a fenomeno di massa italiano grazie al personaggio di Enzo Braschi a “Drive In”; il personaggio era uscito quando “Wild Boys” era “in testa alle classifiche” (si usa ancora?), e forse per quello era stato usato da Braschi per finire ogni suo sketch; da lì, l’identificazione. Tra l’altro, proprio per questa identificazione, per anni ho odiato sia “Wild Boys” che i Duran Duran, per poi accorgermi, da grande, che il pezzo non era male, e il gruppo aveva il suo perché.

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  2. Pingback: Pubblicità interne #3 | Zora, Sukia, Ulula e le altre

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