MALAVITA INTERNAZIONALE: I torturatori di Hong Kong (1983)

malavitainternazionale

Copertina di Roberto Molino

Sulla scia del successo riscosso dalle testate ispirate a vicende di cronaca nera, nel 1983 la Edifumetto di Renzo Barbieri spinse ancora più in alto l’asticella della truculenza con la serie Malavita Internazionale, durata tre anni e trentatrè numeri. Ogni albo conteneva una storia di 90 pagine e una più breve di 16, entrambe incentrate su fattacci di sangue ambientati di solito in paesi stranieri che, essendo ancora lontano l’avvento di Ryanair e TripAdvisor, era ancora agevole dipingere come abissi del vizio i quali, oltre a panorami mozzafiato e suggestioni esotiche, avevano da offrire agli incauti visitatori innominabili turpitudini e, sovente, una morte bizzarra e prematura.

“I torturatori di Hong Kong”, apparsa sul numero 8 della collana, è basata sulla sempre solida leggenda urbana dell’esclusivo locale dove belle fanciulle vengono violentate e torturate a morte davanti agli occhi di facoltosi pervertiti. Il denaro può tutto e, come ci hanno insegnato Pasolini con Salò e Barbieri con Vipera Bionda, l’unica vera anarchia è quella del potere. Perché la Edifumetto cerca sempre di lanciare un messaggio sociale costruttivo, che diamine.

Due gentiluomini occidentali, impegnati in un’amabile conversazione in un caffè, vengono avvicinati dalla consueta signorina che suggerisce loro un locale dove potranno assaporare piaceri proibiti e particolari…

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“Il sesso c’entra sempre a Hong Kong”

Non capendo bene a cosa vanno incontro, i due amici si recano al ‘Serpente a due teste’ e optano per quello che viene definito “lo spettacolo meno impressionante”, ovvero “Il sacrificio della vergine”. Una fanciulla illibata viene stuprata da due bruti che poi procedono a seviziarla in maniera orribile e a eviscerarla viva, per darne infine gli intestini in pasto ai cani. Questo era “lo spettacolo meno impressionante”. Figuratevi gli altri.

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“My desires are unconventional”

Dopo un paio di scene ancora più raccapriccianti, alternate alle inevitabili sequenze hard (una coppia si eccita e si accoppia selvaggiamente osservando una malcapitata che, anestetizzata ma cosciente, viene svuotata lentamente dagli organi interni da due falsi chirurghi), gli, ehm, fornitori rapiscono una turista americana che si ribella, dà fuoco al locale e pone fine alla lucrosa attività imprenditoriale, che si scopre gestita da altri americani in quanto “creare un’organizzazione così non è certo roba da musi gialli”. E morirono tutti infelici e ardenti.

Poco da segnalare sulla seconda storia, “Tra i due litiganti il terzo gode“. I coniugi Di Biagio non fanno altro che bisticciare e insultarsi tutto il giorno per poi fare la pace scopando davanti al figlio diciannovenne, un ragazzo modello che, spedito a lavorare in tenera età, frequenta le scuole serali e sogna di iscriversi all’università. Durante una lite particolarmente violenta, i due si uccidono a vicenda, cosa che suscita un profondo sollievo nel coscienzioso ragazzo, finalmente libero di studiare in pace senza che mamma e papà gli trombino davanti.

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Famiglie felici e figli devoti

I torturatori di Hong Kong è disegnata dal bravo Luciano Bernasconi, la cui carriera ha spaziato da Tex a Il Giornalino, mentre l’autore di Tra i due litiganti il terzo gode è Vladimiro Missaglia. La copertina è di Roberto Molino, che si occupò di quasi tutta la serie. (Ciccio Russo)

Titoli di coda:

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4 risposte a MALAVITA INTERNAZIONALE: I torturatori di Hong Kong (1983)

  1. Andrea87 ha detto:

    brrr… truculento a leggerlo, figuriamoci a vederlo disegnato! il primo episodio è quindi una versiona antelitteram di Hostel, giusto?
    Mentre il riassunto del secondo episodio sembra avere una ironia alla Dylan Dog (“ah finalmente orfano!”)

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    • Ciccio Russo ha detto:

      Il pretesto è un po’ quello, anche se qua i ricchi depravati stranieri erano solo spettatori. Nella seconda storia vogliamo vedere anche un profondissimo messaggio educativo sull’importanza di una corretta formazione scolastica.

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