Pubblicità interne #1

005

Perché ‘granfica’ tutto attaccato?

Quando si prova a tirar su un discorso serio e vagamente critico sui tascabili erotici, il rischio è sempre quello di esagerare con l’ermeneutica e dimenticarsi che l’acquirente tipo di queste testate le comprava per gustarsi immagini di donnine svestite e impegnate nelle acrobazie carnali più disparate, magari traendone ispirazione per gli ovvi, e tutto sommato salutari, sollazzi solipsistici. I distinguo sono sempre d’obbligo (appena riuscirò a clonarmi, scriverò un dottissimo trattato sulla saga di Lucifera riletta attraverso la lente interpretativa del satanismo laveyano) ma in generale occorre evitare di volare troppo alto. A garantire un costante reality check contribuiscono le trucidissime pubblicità interne presenti negli albi, in particolare quelli della Edifumetto, ché Cavedon era meno pecoreccio da questo punto di vista. Renzo Barbieri invece aveva molto chiaro cosa andava cercando il suo pubblico standard:

115 (2)Disegnata dal recentemente scomparso Bruno Marraffa e ambientata in quel di Amsterdam, che aveva ormai superato nell’immaginario collettivo Parigi come città del vizio per antonomasia, Macho narrava le deliranti e brutali avventure di un bisteccone gay che sembrava uscito da Cruising di Friedkin (potete leggere la scansione del primo numero sull’epico blog della mitica Tippy). Memorabili i titoli citazionisti, da L’ano del dragone a Coraggio… Fatti inculare. Ovviamente, secondo l’approccio pansessualista che caratterizzava le produzioni Edifumetto, ce n’era anche per i lettori etero, come tengono a sottolineare le delicate frasi di lancio di cui sopra.

Va sempre ricordato che, prima di arrivare a collane esplicitamente gay-friendly come Sukia, i tentativi di Barbieri di accattivarsi la clientela omo erano andati per tentativi non sempre riuscitissimi:

005 (2)Sarebbe interessante approfondire le sfumature semantiche che aveva allora il termine “sensualone”.

Le pubblicità interne della Edifumetto non sfuggivano, ad ogni modo, alla loro indispensabile funzione informativa. Ad esempio, quando negli anni ’80 Zora diventerà porno, per rendere il più possibile esplicito il cambio di rotta, lo slogan della testata passerà da “Lasciatevi mordere da Zora” a “Lasciatevi succhiare da Zora”:

zora_ad

Leggete “Stupro”!

Quando si trattava invece di lanciare una nuova pubblicazione, era corretto edurre il pubblico in maniera il più possibile puntuale e approfondita su quello che vi avrebbe trovato dentro:

ulula

Ulula ha un difetto

E non va certo dimenticato come le pubblicità interne dei fumettacci consentano ancor oggi all’appassionato di espandere i propri orizzonti culturali, svelando gemme obliate anche dagli aficionados più filologici. Sfogliando un vecchio numero di Sukia, ad esempio, ho scoperto che zio Barbieri aveva cercato di lucrare persino sul successo raccolta da John Travolta con Grease, regalandoci un personaggio dalle fattezze ispirate al noto adepto di Scientology:

114

E dopo questa impareggiabile perla, amici miei, vi saluto; credo di aver bisogno di bere qualcosa di forte.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Pubblicità interne e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Pubblicità interne #1

  1. Pingback: Pubblicità interne #2 | Zora, Sukia, Ulula e le altre

  2. Pingback: Pubblicità interne #3 | Zora, Sukia, Ulula e le altre

  3. Pingback: Pubblicità interne #5 | Zora, Sukia, Ulula e le altre

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...