TERROR: Elisabetta Bathory (1972)

“Welcoming the virgins fair, to live a noble life
In the castle known to all – the Count’s infernal wife
She invites the peasants with endless lavish foods
But, when evening spreads it wings, she rapes them of their blood”
(Venom, Countess Bathory)

terrorbathory

Copertina di Alessandro Biffignandi

Terror inizia le pubblicazioni nel 1969 per la Erregi, sigla che sta per le prime lettere dei nomi dei due padrini del fumetto exploitation italiano: Renzo Barbieri, fondatore pochi anni prima delle effimere Edizioni 66 (che ebbero il tempo di dare la luce a best seller, poi ripresi dalla stessa Erregi, quali Isabella, Messalina e Goldrake), e Giorgio Cavedon che, quando il socio si separerà nel ’72 per dare vita alla Edifumetto, cambierà ragione sociale in Ediperiodici. Durata fino all’87, per 216 numeri regolari e 65 speciali, Terror, invece che nella consueta veste pocket, si presentava in un inedito formato gigante di oltre 200 pagine che consentiva di apprezzare meglio disegni non sempre eccellenti ma in alcuni casi davvero di alto livello (tra i pennelli passati per la collana si possono citare fuoriclasse come Leone Frollo, Ferdinando Tacconi, Victor De La Fuente, Floriano Bozzi, Mauro Cubbino e addirittura un giovanissimo Milo Manara).

Terror conteneva avventure orrorifiche autoconclusive e si distingueva dalla successiva Oltretomba (altra serie targata Ediperiodici, laddove Barbieri risponderà con Il vampiro e I sanguinari) per una maggiore predisposizione per le ambientazioni storiche e un immaginario legato all’horror classico e alla letteratura gotica. Non poteva dunque mancare un episodio ispirato alla vicenda della sadica contessa magiara Erzsébet Báthory, che tra il 1585 e il 1610 seviziò e uccise orribilmente centinaia di fanciulle, bagnandosi col loro sangue nella convinzione che ciò le ringiovanisse la pelle.

morta

Nel fumetto le vere protagoniste sono però Dorko e Ilona, le due laide fantesche che procacciavano alla nobildonna le fanciulle da torturare. Se i libri di storia hanno descritto Dorko come la vera anima nera della Contessa, della quale incoraggiava le pulsioni più crudeli, qua il personaggio, pur complice degli agghiaccianti crimini della padrona, è prima di tutto una madre amorevole, che tiene nascosta la figlia in casa per sottrarla alle attenzioni dell’aristocratica, alla quale ha raccontato che la giovane è morta di polmonite anni prima. A volte la vecchia avverte addirittura sussulti di moralità di fronte al cinismo dei turpi popolani che le vendono le figlie pur consci della terrificante fine che le attende:

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La predilezione della Contessa per Dorko, che le procura le vittime più graziose e viene pertanto pagata meglio, suscita però la gelosia di Ilona, che decide di colpirla in quel che ha di più caro…

La storia, avvincente e ben raccontata, si prende, come è giusto che sia, le sue licenze in termini di aderenza a quanto tramandato dalla tradizione, annacquando alcuni tra i dettagli più macabri. Se, ad esempio, secondo la leggenda, la vera Erzsébet Báthory scoprì il piacere dell’emoglobina a sei anni, dopo aver assistito alla raccapricciante esecuzione di un saltimbanco gitano, cucito vivo nella pancia di un cavallo squartato perché accusato di aver venduto i figli ai turchi, qua la contessa era stata colpita al viso, da bambina, da alcuni schizzi del sangue di un cervo ucciso durante una battuta di caccia dal padre, che per rassicurare la pargola impressionata, le aveva detto che il plasma faceva bene alla pelle. Genitori, state attenti a quello che raccontate ai figli!

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I disegni sono di Stelio Fenzo, un maestro che, quando si cimentò con il genere sexy (oltre a numerose storie autoconclusive, disegnerà, sotto lo pseudonimo di Esteban Gutierrez de Sarvedra, Pierino, serie eroticomica degli anni ’80 ispirata ai film scoreggioni con Alvaro Vitali), non diede sempre il meglio di sè. In Elisabetta Bathory, ad esempio, vengono alternati quadri suggestivi e curati ad altri un po’ tirati via e dalle anatomie sbrigative. Eppure alcuni dei lavori più belli di Fenzo usciranno proprio per case editrici di tascabili osé: basti pensare a Jungla, uscito per la Erregi, e a Koko (partita nel ’76 per la Geis di Barbieri), che consentirono al disegnatore veneziano di cimentarsi con quelle ambientazioni africane da lui tanto amate. È invece, come sempre, quasi impossibile risalire a quale fosse l’autore dei testi, in un parco di sceneggiatori che vantava penne quali, oltre allo stesso Barbieri, Vladimiro Missaglia, Paolo Ghelardini, Gianni Bono e il mitologico Carmelo Gozzo, poi responsabile dell’indimenticabile collana sorella Terror Blu, dalle tematiche surreali e fantascientifiche

È giusto ricordare che Fenzo, nei primi anni ’90, disegnò su Il Giornalino le Tartarughe Ninja. I testi erano del nipote Fabio Fenzo: keep it in the family (Ciccio Russo).

fenzoturtles

Titoli di coda:

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5 risposte a TERROR: Elisabetta Bathory (1972)

  1. Andrea87 ha detto:

    uhhhhh adoravo le tartarughe ninja del giornalino, ma pensavo fossero fumetti originali tradotti… ed invece era anche questo un prodotto italianissimo!

    PS: la sua April O’Neill però non assomiglia per niente alla contessa di 20 anni prima xD

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