ZORA: La scorticata viva (1980)

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Fino a che punto potete dirvi innamorati del vostro partner? Siete sicuri di essere interessati soprattutto a quello che ha dentro, ignorando del tutto che il miracolo dell’amore è la risposta che una specie evoluta come la nostra ha dato all’imperativo biologico della riproduzione? Se la vostra donna tornasse a casa reduce da un trattamento in stile Bastardo di Bolton, per voi sarebbe lo stesso? O reagireste così?

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Certo, va detto che la vezzosa Rita Margret, studentessa di medicina, aveva avuto una pessima idea tentando di sedurre, per passare l’esame in maggiore scioltezza, il proprio professore d’anatomia, uno psicolabile divenuto necrofilo a furia di sezionare cadaveri. Rita si fa trovare nuda nel letto del docente che, sentitosi provocato dal sempreverde sei mica impotente?, la strangola. Ogni salma lasciata è persa ma, prima di procedere, meglio spellare la malcapitata per evitare che qualcuno possa successivamente riconoscerla.

Sorpresa, Rita è sopravvissuta allo scuoiamento. Il professore scappa terrorizzato e la poveretta non può che recarsi a casa del suo Philip, che, dopo lo shock iniziale, la asseconda con l’intento di chiamare le guardie con calma il giorno dopo. Mai rimandare a domani, amico. Soprattutto se poi ti viene un’erezione notturna della quale la tua dolce metà non esiterà ad approfittare:

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Respinta, Rita uccide il fidanzato e subito dopo Zora entra nell’azione con un pretesto narrativo leggermente stiracchiato (Philip si era rivolto a lei per ritrovare la ragazza scomparsa perché la polizia aveva di meglio da fare, dato che a Dublino “scompaiono 10 mila persone all’anno”). Il suo principale ruolo nella vicenda è suggerire a Rita, una volta ritrovato lo scorticatore e storditolo a bottigliate, di vendicarsi non con una semplice pistolettata ma applicando la legge del taglione eviscerando vivo il cattivone, una forma di penitenza abbastanza popolare nei fumetti sexy horror dell’epoca (Cimiteria riserverà lo stesso trattamento al responsabile della morte di uno sventurato bambino ragno, Johnny Freak ante litteram).

Dopodiché la donna soccombe alla setticemia (una notte così movimentata non è uno scherzo senza la protezione di una cute) e la bella vampira risolve la situazione nella maniera più classica: dando fuoco a tutto, tipo film della Hammer.

Titoli di coda:

Era il 1980. La componente erotica era ancora relativamente moderata ma la situazione comincerà presto a degenerare finché, l’anno successivo non verrà inaugurata una ‘Nuova Serie’ durata altri 68 numeri, che sancì il definitivo scivolamento nel porno, per adeguarsi all’andazzo di giovani colleghe più disinibite come Ulula, Sukia e la stessa Cimiteria, le quali, con i vari distinguo, partiranno subito premendo il piede sul pedale dell’hardcore.

Eppure, ha raccontato, in un’intervista del 2012, il disegnatore di Zora, Birago Balzano (autore di 270 albi su 288: in teoria gli varrebbero il record di autore che ha realizzato graficamente il maggior numero di storie per la stessa collana ma secondo me ormai se la gioca con il Dario Perucca di Alan Ford), ” all’inizio la serie voleva essere ‘giustamente’ erotica, senza mai scadere nel volgare; anche per questo ebbe tanto successo e proprio per questo il successo andò via via diminuendo man mano che gli albi sono scaduti verso il porno, secondo l’evoluzione che tutto il genere dei tascabili stava seguendo”. “Io stesso mi sono disaffezionato a Zora proprio per questo”, conclude con una nota amara Balzano. Al di là dell’inevitabile lato goliardico che accompagna la passione per il fumetto erotico popolare italiano, mi sa che ha ragione. Anche perché, a giudicare dalla rubrica delle lettere (alle quali rispondeva… Zora in persona), questi fumetti godevano anche di un discreto pubblico femminile. Perché avevano come protagoniste donne forti che vivevano la loro sessualità liberamente. Ed erano gli anni ’70. Altro che il sessualfascismo del quale veniva accusato l’editore Renzo Barbieri (Ciccio Russo).

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7 risposte a ZORA: La scorticata viva (1980)

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