SUKIA: Gary il supermaschio (1981)

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Copertina di Emanuele Taglietti

 

Impresentabile sin dal nome, dei tascabili sexy horror con protagonista femminile Sukia era di sicuro quello il cui acquisto risultava più difficile da giustificare di fronte alla mamma o alla fidanzata. Rispetto alle sorelle maggiori Jacula e Zora (prima che diventasse porno anche quest’ultima) era molto più spinto, anche se, almeno all’inizio, i particolari hardcore venivano dissimulati un po’ alla carlona (genitali anneriti, bizzarre retinature). Nè, per citare due testate coeve e filosoficamente non troppo dissimili, era disegnato bene come Ulula o aveva la continuity serrata e appassionante di Cimiteria. Inoltre Cimiteria aveva una capacità tale di dare nuovi significati alla parola ‘disturbante’ che certe sequenze riescono a far deglutire a vuoto ancor oggi persino l’horrorofilo più scafato. In Sukia, invece, l’attacco sistematico al concetto di buon gusto veniva condotto con un approccio allegro e caciarone che, nondimeno, lo rende oggi più divertente e meno datato di altre collane sulla carta più difendibili.

L’ambientazione è moderna. Niente bare polverose e tetri manieri. Pur in presenza dell’immancabile campionario di mostri classici (mummie, zombi, alieni e così via), molte storie non sono nemmeno definibili come horror, tanto che, con il proseguire della serie, Renzo Barbieri e gli altri eventuali sceneggiatori finiranno quasi per dimenticarsi della condizione vampiresca della sosia (almeno nelle splendide copertine di Emanuele Taglietti ) di Ornella Muti. Il vero protagonista, infatti, era diventato nel frattempo Gary, icona gay indiscussa che vive l’erotismo in maniera libera e priva di paturnie , cosa niente affatto scontata per l’epoca (un suo epigono sarà, poco dopo, Jo, il manager omosessuale di Ulula):

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La linea comica di Sukia

Che il personaggio avesse avuto un successo tale da spingere gli autori a cercare di accattivarsi il più possibile il pubblico queer sembra abbastanza evidente. Almeno la metà delle scene esplicite presenti nelle storie vedono infatti Gary approfondire la conoscenza di qualche bel maschione, sovente un eterosessuale irretito dal fascino della spalla di Sukia, con la quale costituiva un’adorabile coppia disfunzionale. E sono certo che i lettori più sensibili, sotto sotto, sognavano di vederli un giorno uniti, nonostante questi fumetti tendano a essere abbastanza nichilisti in fatto di prospettiva sulle relazioni umane.

E invece, per una volta, ecco accontentati i più romantici. Nel numero 91, uscito il 24 dicembre dell’81 (non c’è niente di meglio da leggere sotto l’albero, vero?), Gary, reduce da una febbre tropicale, scopre di guardare la formosa coinquilina con occhi diversi…

garysm2Gary salta addosso a Sukia, i due si accoppiano nelle posizioni più note e scoprono di amarsi alla follia. “La febbre ha alterato i tuoi equilibri ormonali”, sentenzia la vampira dall’alto della sua cultura poliedrica. Gary le chiede di sposarlo, lei lo apostrofa come un “maschio borghese” ma accetta con gioia. Gary era gay ma adesso sta con lei. Il che – va sottolineato – equivale, nel libertario universo del fumetto exploitation italiano, a un bolso imborghesimento. Beccati questa, Povia.

Durante il viaggio di nozze, Gary si sveglia una notte con un forte mal di testa e scende al bar dell’albergo a farsi un whisky. Dopo un po’ Sukia lo raggiunge e lo becca intento a farsi sodomizzare dal cameriere (i numeri senza scene di sesso tra uomini si contano sulle dita di una mano di un operaio della ThyssenKrupp). I due, però, si vogliono troppo bene per non prenderla con filosofia.garysm3Insomma, anche in Sukia c’è spazio per un po’ di sana commedia romantica.

Il disegnatore ufficiale della serie era Nicola Del Principe (un solido professionista autore di migliaia di pagine per l’editrice Bianconi, da Soldino a Nonna Abelarda), coadiuvato da Flavio Bozzoli, già visto su Diabolik (ne firmò oltre cento episodi) e Zakimort. Identificare chi abbia effettivamente disegnato cosa è, però, difficilissimo, anche perché Del Principe aveva uno studio come Leonetti o Angiolini, quindi vai a capire se e quando ci ha messo mano pure qualche ragazzo di bottega.

L’episodio dà il titolo a un brano di una band elettronica degli anni ’90, durata lo spazio di un disco solo (Contacto espacial con el tercer sexo), chiamata proprio Sukia in onore della nostra eroina e proveniente dalla California. Nel vicino Messico veniva infatti distribuita la traduzione spagnola dell’albo, stampata in Colombia e poi distribuita in buona parte dell’America centrale e meridionale, come tante altre pubblicazioni della Edifumetto (Ciccio Russo).

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