I DRAGHI: Casotto a Portocervo (1975)

idraghiIn linea con l’atmosfera vacanziera che impone l’estate, vi portiamo in Costa Smeralda, “dove tutte ce l’hanno calda”, giura lo strillo di copertina di questo numero de I Draghi, serie Edifumetto di metà anni ’70 di cui so poco e che suppongo non sia durata tantissimo. Siamo negli ambienti del jet-set, quello dove amavano aggirarsi i vari alter ego playboy di Renzo Barbieri, come Goldrake o Playcolt, entrambi simpatici come un calcio nelle gengive. A noi, invece, piace stare dalla parte dei loser, come Lucien Barrault, giovane francese che perde un milione e trecentoventiquattromila lire a poker e si ritrova totalmente al verde in una dolce notte di Sardegna.

idraghi2Il povero Lucien, per rimediare gli spicci per le sigarette, è costretto a prostituirsi con il viscido onorevole Scipione Pompinacci anch’egli in ferie in Costa Smeralda. Siamo nel 1975 quindi è una coincidenza, ma il laido personaggio somiglia in maniera inquietante a Lele Mora: (Leggi tutto)

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Gozzo come Spiegelman: STORIE BLU – La città degli animali (1981)

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Il primo episodio di Maus, l’acclamato fumetto sulla shoah di Art Spiegelman, esce sulla rivista americana Raw nel dicembre dell’80. Ogni popolo veniva rappresentato come un animale antropomorfo diverso. Gli ebrei erano i topi, i tedeschi i gatti, gli americani i cani eccetera. Lo stesso espediente viene usato meno di un anno più tardi in questo memorabile numero di Storie Blu. È sicuramente una coincidenza. Carmelo Gozzo, il classico intellettuale siciliano irrequieto ed eclettico, si sarà ispirato a I labirinti di Guido Buzzelli o a L’isola del dottor Moreau. Ciò però vi fa capire quanto la creatività di Gozzo riuscisse a tenere il passo con qualsiasi cosa stesse accadendo nel mondo delle nuvole parlanti internazionali nel frattempo. Io sostengo seriamente che sia stato uno dei più grandi sceneggiatori della storia del fumetto italiano. A livello di sceneggiatura e inventiva narrativa, Terror Blu e Storie Blu sono state le migliori serie sexy horror in assoluto (almeno tra quelle longeve), mi spiace per le vampire ma è così.

Le analogie sono, ad ogni modo, impressionanti…

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… O sbaglio?

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Chissà, magari Spiegelman qualche mese dopo sarà andato in vacanza in Italia, avrà comprato La città degli animali e avrà pensato: “Ma cipperimerlo, i pastori tedeschi come SS sarebbero stati molto più efficaci! Come non averci pensato prima? Agli americani, al limite, facevo la testa da aquila, che aveva più senso“. E, tornato in America, il vecchio Art avrà proseguito il suo capolavoro dando il massimo, conscio di doversi misurare con un artista del calibro iperuranio di Gozzo e sentendosi, in cuor suo, anche un po’ inadeguato. Ci piace pensare sia andata così.

Ma andiamo con ordine. Siamo in un night club di Detroit. È una bella serata, va tutto alla grande, stai sgrillettando la moglie di un tuo amico mentre suo marito balla con la tua donna. All’improvviso, l’imponderabile: (Leggi tutto)

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Il copyright mi fa un baffo #5

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E la copertina, secondo me, cita “Salò”.

Questa puntata della nostra amabilissima rubrica sulle citazioni colte presenti nelle copertine dei nostri adorati fumettacci è legata in parte al contributo di un lettore che vuole restare anonimo ma qualche mese fa mi aveva mandato un po’ di materiale da aggiungere a una ricerca potenzialmente quasi infinita. Come questo Oltretomba

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… Che, ovviamente riproduce la locandina de La maschera della morte rossa di Roger Corman con l’incommensurabile Vincent Price. Alla fine è giustissimo trovare una scusa qualsiasi per pubblicare una copertina con la faccia di Vincent Price. O no?

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Poi ci sarebbe questa illustrazione di Alan Lee del 1984… (Leggi tutto)

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STORIE VIOLA – Libidine precoce (1986)

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Ethel è una brava studentessa texana che deve sostenere un esame con il laido professor Clyde, che si scopa le allieve in cambio di un trenta e lode con domande concordate. Già questo è tipico del mitologico Carmelo Gozzo, l’oracolo di Ragusa, responsabile delle straordinarie Terror Blu e Storie Blu, delle quali Storie Viola segue più o meno la scia con un pedale ancora più spinto su pornografia e sadismo. Una delle tre o quattro scene hard da contratto la piazzi all’inizio così te la sei levata dalle scatole e ti puoi concentrare meglio sulla storia. Che vuol dire saper aggirare i compromessi produttivi del fumettaccio con sapienza stilistica, attenzione. Non sto scherzando, io sono seriamente convinto che Carmelo Gozzo fosse un genio e che dovrebbe passare alla storia nel novero dei più grandi sceneggiatori di fumetti italiani di tutti i tempi.

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Proprio una grande seccatura

Insomma, la nostra amica Ethel, sostenuto l’esame con un 29 dovuto al non aver accettato le avance del sordido docente, mentre torna a casa in macchina raccatta una tizia che stava vagando sull’autostrada nuda esprimendosi in un linguaggio incomprensibile. Noi consumati aficionados del supremo Gozzo, abbiamo già capito che trattasi di un’aliena. Trovandola un caso interessante per una studentessa di psicologia, se la porta a casa e, non sapendo bene che farne sul momento, la lascia davanti alla televisione. Il mattino dopo, Ethel si sveglia e si trova di fronte a una scena che risulterebbe incresciosa anche per chi ha una lunga esperienza da fuori sede e couchsurfer come il sottoscritto. Dai, non è urbano.

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Bibi (così si chiama la squilibrata aliena) era rimasta alzata a vedere i cartoni animati di Pugno d’Acciaio ed è riuscita a evocarlo con il potere della mente. Il problema è che Pugno d’Acciaio vuole farsi Ethel, che subisce perché Pugno d’Acciaio non è un personaggio che si abbia voglia di contraddire. Subito dopo l’orgasmo, però, il nostro nuovo compagno di giochi scompare “in un lampo di luce” (la cifra dannunziana di Gozzo). Vabbè, per oggi è abbastanza, pensa la nostra amica Ethel. E invece no. (Leggi tutto)

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Pubblicità interne #5

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Ok, questa era una pubblicità esterna ma il discorso è lo stesso

Chiedo venia ai miei venticinque lettori per la recente latitanza. Non scrivo un pezzo nuovo dallo scorso dicembre e merito quindi di essere fustigato sadicamente da Madame Brutal. A differenza di quella macchina da guerra di Lucius Etruscus, che porta avanti numerosi blog con caparbietà teutonica, a volte faccio un po’ fatica a conciliare questo umile spazio con la mia creatura principale. Ma ciancio alle bande e torniamo in pista con un’altra puntata della rubrica dedicata alle pubblicità interne situazioniste contenute nei nostri adorati fumettacci…

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Questa era una serie abbastanza agghiacciante, commediaccia squallida e mai divertente, nemmeno in maniera involontaria, disegnata da un Sub-Montanari. Un paio di momenti mindfuck che non ti lasciano con la sensazione di aver perso totalmente il tuo tempo c’erano ma molto, molto al di sotto del minimo sindacale. Ne avevo parlato su Fumetti Etruschi tempo fa, se proprio siete curiosi.

La più creativa nel settore delle pubblicità interne era sempre la Edifumetto. Barbieri era lo yang e Cavedon era lo yin. Di che stiamo parlando, signori:

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Qua si cita Hemingway, attenzione

La creatività verbale di Renzo Barbieri, o di chi per lui, nel creare slogan sempre ficcanti e indimenticabili, con un lessico tra il giovanilistico velleitario e il trucido puro e semplice, era incomparabile. (Leggi tutto)

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IL CAMIONISTA: Il buco della Bernarda (1983)

vergoneMario Vergone, l’autotrasportatore più virile del mondo, ha un guasto nel mezzo dell’appennino abruzzese. Un vecchietto lo soccorre e scopriamo che l’unica officina disponibile si trova a venti chilometri di distanza ed è gestita da una certa Bernarda. “Gran tocco di fica, sarà alta uno e ottanta e lì ci sono almeno due chili di tette” è la rapida diagnosi del Camionista. La donna riesce incredibilmente a resistere alla sua corte e lo respinge in malo modo.

1073Segue inevitabile scena lesbo tra Bernarda e la sua amichetta, che dopo un po’ esce dalla stanza. Mario, che è stato costretto a restare in paese in attesa del pezzo di ricambio (“deve arrivare da Pescara, ci vogliono due giorni“) e stava cenando al piano di sotto, la vede uscire e decide di gettare la verga oltre l’ostacolo andando a trovare la donna in camera.

1084Tra le lacrime, Bernarda gli racconta la verità: (Leggi tutto)

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FASMA: Una testimone dall’altro mondo (1986)

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So pochissimo di questa effimera serie (solo 7 numeri) dedicata dalla Edifumetto a colei che, nelle al solito gloriose pubblicità interne dello squaletto, veniva reclamizzata come “una granfica invisibile”, sulla scia dell’altrettanto mitologico slogan “una granfica uscita dalla tomba” utilizzato per lanciare Cimiteria. Chissà perché poi ‘granfica’ tutto attaccato. Boh.

“Una testimone dall’altro mondo” è il quarto numero: siamo in medias res e non conosco l’antefatto. Scopro solo che Fasma è il fantasma, incorporeo ma focoso, della defunta attrice Mirna Rogers, sulle cui tracce è l’altrettanto libidinoso ghostbuster Amadeus. La storia inizia con un amplesso tra un’altra famosa diva, Jane Cromwell, e il suo amante. Sul più bello appare Fasma e Jane fugge in auto, terrorizzata non tanto dallo spettro ma dalla possibilità di essere sgamata dal marito, investendo il malcapitato drudo nella foga. La donna viene arrestata e finisce alla sbarra per omicidio. La sua versione non convince gli scettici inquirenti. Amadeus sente la notizia al telegiornale mentre si fa regalare una fellatio dalla fidanzata e decide di evocare Fasma perché testimoni al processo e salvi Jane dalla forca.

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Scusate la censura

Amadeus si reca sulla tomba di Mirna per evocarla. Il fantasma accetta di testimoniare ma c’è un prezzo da pagare. (Leggi tutto)

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